Teoria Critica

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Nella filosofia e nella storia delle Scienze Sociali, ol termine Teoria Critica può assumere sia un significato ristretto che uno esteso. Nel suo significato ristretto, “teoria critica”, designa alcune generazioni di filosofi e sociologi tedeschi di tradizione marxista occidentale, noti anche con il nome di “Scuola di Francoforte”. Secondo questi teorici, la Teoria Critica si distingue dalla teoria tradizionale per un motivo pratico: la Teoria Critica è tale se mira all’emancipazione umana, “per liberare gli esseri umani dalle circostanze che li rendono schiavi” (Horkheimer 1982, 244). Poiché lo scopo è di esplicare e trasformare le circostanze che li rendono tali, si sono sviluppate varie teorie critiche, tutte collegate a movimenti sociali che hanno trattato le varie dimensioni del dominio dell’essere umano nelle società moderne. Sia in senso generale che in senso stretto, una teoria critica traccia le basi descrittive e normative per la ricerca sociale con lo scopo di diminuire i domini e aumentare la libertà in tutte le sue forme.

La “Teoria Critica” nella sua accezione “stretta” è stata variamente articolata ed ha attraversato diverse fasi storiche a partire dalla fondazione dell’Istituto per le Ricerche Sociali nel 1929 fino ad oggi. Le sue peculiarità, come approccio filosofico che interessa l’etica, la filosofia politica e la filosofia della storia, emergono se la si considera alla luce della storia della filosofia o delle scienze sociali.

I teorici critici hanno cercato a lungo di distinguere i propri scopi, metodi, teorie, e forme di esplicazione da spiegazioni tradizionali delle scienze naturali e sociali. Al contrario, hanno sottolineato che la ricerca sociale dovrebbe combinare, piuttosto che separare, i poli della filosofia e delle scienze sociali: spiegazione e comprensione, struttura e potere, regolarità e normatività. Secondo i teorici critici, questo approccio permette di condurre ricerche pratiche in senso squisitamente morale anziché strumentale. Essi non cercano solamente di fornire strumenti per ottenere dei vantaggi singoli, ma piuttosto (come afferma Horkheimer nella definizione sopra citata) ricercano l’“emancipazione umana” nelle situazioni di dominazione e oppressione. Questo compito non può realizzarsi se non con l’interazione tra la filosofia e le scienze sociali attraverso la ricerca sociale empirica e interdisciplinare (Horkheimer 1993).

Sebbene la Teoria Critica sia spesso pensata in riferimento stretto alla Scuola di Francoforte, che inizia con Horkheimer e Adorno e si sviluppa con Marcuse e Habermas, qualsiasi approccio filosofico con scopi pratici simili potrebbe essere definito “teoria critica”, compreso il femminismo, la teoria critica etnica, e alcune forme di criticismo post-coloniale.

Quando in letteratura si parla di Teoria Critica (maiuscolo) ci si riferisce pertanto alla Scuola di Francoforte. Per gli altri utilizzi in senso esteso il termine si trova minuscolo. Al singolare, “una teoria critica”, minuscolo, viene utilizzato anche dagli stessi protagonisti della scuola di Francoforte per intendere una teoria specifica sviluppata all’interno della Teoria Critica.

Bibliografia

- Horkheimer, M. 1982. Critical Theory. New York : Seabury Press. 
 Horkheimer, M. 1993. Between Philosophy and Social Science. Cambridge : MIT Press.
- (Fonte della voce – Stanford Encyclopedia of Philosophy : http://plato.standford.edu/entries/...)

 

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